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CBD dalla Marijuana light: La molecola delle meraviglie?

Il Cbd potrebbe avere grandi potenzialità terapeutiche

Non siamo ancora stanchi di parlare del CBD, una molecola ricavata dalla marijuana light. Sono davvero in tanti a manifestare le enormi potenzialità terapeutiche della sostanza ricavata dalla cannabis. Divenuta ormai popolare, secondo molti esperti potrebbe davvero dare un contributo importante in molte patologie. Gli studi sono ancora in corso e mancano le regole, tuttavia noi ci chiamiamo Bellastoria, perciò, perché non raccontare anche l’avventura di Ben?

Come più volte detto, produciamo canapa light di qualità, 100% Naturale e Legale. Non siamo medici ma, favoriamo la divulgazione di notizie ed esperienze concrete, reali, vere. Il mondo della canapa light è invaso da una marea di informazioni false o poco chiare. Come detto più volte, è molto più semplice screditare che informare, soprattutto se si è alla ricerca dei famosi 15 minuti di notorietà.

Tutto questo a noi non interessa, anzi. Ragion per cui siamo sempre alla ricerca di quelle curiosità o notizie vere, “certificate”.

Ci sembrava bello, raccontarvi di un altro caso in cui la marijuana light è servita a rendere migliore la vita di molte persone.

Ben, la speranza che non muore mai: il CBD contro l’epilessia

La polimicrogiria è una malformazione della corteccia cerebrale che provoca l’epilessia. Fin dai primi 3 mesi di vita, Ben ha dovuto imparare a combattere con questa malattia. Aveva quasi tre anni, quando la madre, Catherine Jacobson, sentì parlare per la prima volta delle proprietà curative della canapa. Nel corso degli anni Catherine e suo marito avevano provato almeno sedici farmaci diversi, ma nessuno aveva prodotto benefici duraturi. Accettare la terribile possibilità che il figlio continuasse ad avere crisi epilettiche fino all’inevitabile peggioramento che, ne avrebbe causato la morte; non era per nulla facile da accettare.

Un insolito convegno tenutosi nel 2012, ha portato un filo di speranza nella vita di questa famiglia Americana.

La conferenza era diversa dal solito, non era rivolta infatti solo ai medici o alle case farmaceutiche; bensì anche ai familiari di persone affette da epilessia. L’intento principale era perciò uno solo: mettere nuove terapie a disposizione delle persone il più rapidamente possibile.

Quasi per caso

Casuale, quanto provvidenziale per i genitori di Ben, fu l’incontro con Jason David. Jason, aveva scambiato delle chiacchere davanti alla sala del convegno. Non era un oratore e nemmeno troppo interessato alla conferenza. Cosa ci facesse li?

La sua famiglia aveva vissuto un’odissea e lui era stato vicino a perdere la fiducia nella medicina tradizionale.

Sosteneva di aver curato le crisi del figlio con un estratto della cannabis, era li, proprio per cercare di divulgare la notizia, di raccontare a chiunque quello che aveva riscontrato sulla “sua pelle”.

Era arrivato a testare estratti di canapa, dopo aver scoperto che il governo federale deteneva un brevetto sul cannabidiolo, una molecola derivata dalla canapa, comunemente chiamata Cbd. Avrà probabilmente pensato che se interessava ai “federali” , magari c’era un qualche motivo valido che ancora, “i comuni mortali” non conoscevano.

A differenza della più nota molecola Thc, il Cbd non ha proprietà psicoattive. Alla fine degli anni novanta, gli scienziati del National institute of health, un’agenzia del dipartimento della salute statunitense, scoprirono che poteva avere effetti curativi importanti.

I test in provetta, misero in risalto come, la molecola riuscisse a proteggere i neuroni dallo stress ossidativo, un processo di danneggiamento che si verifica in molti disturbi neurologici, compresa l’epilessia.

Catherine, la mamma di Ben, aveva un dottorato di ricerca in neuroscienze. Ascoltando David e leggendo i pochi studi pubblicati sul Cbd, ha cambiato l’argomento del suo post-dottorato e si è messa a studiare il gruppo di genitori che curavano i figli con estratti di cannabis.

La sua attenzione venne poi completamente catturata, da uno studio fatto da alcuni ricercatori brasiliani nel 1980. Su sedici pazienti epilettici, otto erano stati trattati con il Cbd, l’altra metà con pillole di zucchero. Nella metà dei pazienti che avevano assunto il Cbd le crisi erano scomparse quasi completamente e in altri tre casi erano diminuite di intensità. Nel gruppo trattato con il placebo solo un paziente era migliorato.

I medicinali non aiutavano Ben

Fino ad allora infatti, i medicinali antiepilettici disponibili in commercio che non avevano minimamente aiutato Ben prendevano di mira solo certi canali ionici e certi recettori sulla superficie dei neuroni, sempre gli stessi.

Il Cbd agiva seguendo percorsi diversi, ma ancora misteriosi. Il solo pensiero di Catherine Jacobson era di riuscire a trovare un estratto di CBD adatto a realizzare un nuovo tipo di farmaco per Ben. La cannabis terapeutica era legale in California dal 1996, quindi teoricamente il CBD sarebbe stato subito accessibile.

Qualche anno dopo infatti il CBD era praticamente ovunque, nelle gomme da masticare, cioccolata e caramelle, lozioni da strofinare sulle articolazioni doloranti, oli, supposte vaginali “lenitive”.

Alcuni genitori tentarono di improvvisare le cure per i propri figli epilettici con tinture alla cannabis, prodotti da forno; alcuni sostennero di essere riusciti ad avere risultati positivi. In realtà, molti di questi prodotti furono analizzati in laboratorio, quasi sempre contenevano pochissimo CBD e troppo THC. Quindi non solo erano “intrugli” psicotropi ma inefficaci contro le crisi epilettiche. Intanto la salute di Ben veniva compromessa sempre di più, le crisi potevano arrivare in qualsiasi momento. Il bambino era ad alto rischio di morte improvvisa e inattesa per epilessia: Sudep.

Il CBD poteva essere una strada, bisognava non arrendersi

La disperazione e la forza di questa mamma che, non volle arrendersi alla malattia del figlio, la portò in un fatiscente quartiere di Oakland, in California, per comprare un chilo di cannabis ad alto contenuto di Cbd. Dopo un anno di lavoro e sperimentazione, nella cucina di casa, riuscì finalmente ad estrarre una sostanza con un’alta percentuale di CBD ed un valore di THC irrilevante. I passi compiuti furono però ancora molti, negli anni successivi riuscì persino a far approvare un farmaco a base di CBD, riuscendo ad aiutare molti altri casi; tuttavia, la condizione di Ben Jacobson era più incerta e “Continua a peggiorare”.

Purtroppo Ben non ha avuto lo stesso risultato ottenuto da Charlotte Figi, ad esempio (di cui abbiamo scritto in un articolo precedente) o da altri pazienti.

Questa storia a lieto fine per metà, e per l’altra metà ancora da scrivere deve far pensare e sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni, nonché i ricercatori e la medicina tutta. Continuare e perseverare nella ricerca, nella sperimentazione del CBD e nello studio della marijuana light per capire perché in alcuni soggetti ha effetti sbalorditivi ed in altri invece no. La certezza è che si sono avuti risultati positivi e non ci sono stati invece delle negatività, al massimo non ha portato benefici. Vale la pena quindi nutrire una forte speranza e combattere come Catherine per migliorare le vite dei “piccoli Ben” e delle loro famiglie.

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